Buon ritiro, Oliviero Beha, Lancillotto del giornalismo sportivo

Leo Rugens

 
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Non avrei mai pensato di morire dopo Oliviero Beha. 
Eppure era poco più giovane di me. Ma nel mio immaginario, lo era molto, molto di più. Muore uno dei pochi che capisse di critica e storia dello Sport e di sport ne capiva da persona colta e politicamente strutturata. 
Certo, il modello sportivo non può essere quello tramandatoci dalla storia dell’antica Grecia ma non può neppure essere quello che tende ad identificare il tutto con la spettacolarizzazione per quanto essa può produrre in termini monetari. Beha ci avrebbe detto, con sensibilità culturale, che tra questi due modelli estremi era arrivato il tempo di trovare un punto d’incontro, un equilibrio nel cui ambito fossero salvaguardati i tradizionali principi di lealtà, di giustizia e di rispetto dei valori della vita, che sono (o dovrebbero essere) l’essenza stessa dello sport concepito come processo di emancipazione dell’uomo e della donna. Non so di…

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